
Chilometri a passo d'uomo, incolonnati a migliaia, in una mattina di tregenda per il traffico torinese. E immaginatevi il costo di questa protesta: le migliaia di ore di lavoro perse da tutti quelli rimasti intrappolati nell'imbuto di lamiera e gomma della tangenziale; il carburante consumato da tutti quei veicoli bloccati ma con il motore ostinatamente acceso, come se le corsie di asfalto potessero vuotarsi da un momento all'altro.
Ci sono proteste che ottengono il giusto risalto mediatico non tanto per la bontà delle ragioni, quanto per il disagio causato ai singoli cittadini. E gli strateghi degli scioperi lo sanno bene.
Siamo tutti lavoratori e quando una categoria difende i propri diritti dovrebbe essere spontaneo solidarizzare, sopportare anche qualche piccolo disagio in nome
della difesa del posto di lavoro. Ma certe proteste, certi conflitti cancellano per prima cosa proprio questo scambio. Chi è bloccato nel traffico, sapendo che perderà l'appuntamento decisivo per un affare da concludere, o si troverà una decurtazione della paga o una qualche ammenda per il ritardo, come può essere solidale con l'al tro lavoratore, o padroncino, che blocca tutto? La stagione dello scontento in cui stiamo precipitando - che almeno per quanto riguarda i Tir arriva dopo tre anni in cui i blocchi parevano soltanto un lontano ricordo - porta con sé proprio questo rischio: quello di diverse categorie tutte in guerre con i Palazzi e forse anche tra loro. In mezzo, i cittadini che pagano lo scotto, pagano il conto, come al solito.
È questo lo sforzo, allora, che si chiede a chi sta nei Palazzi: non limitarsi ai commenti, alle promesse di tavoli di concertazione, agli allarmi su possibili rischi per l'ordine pubblico (come quello del ministro Cancellieri, ovviamente da non sottovalutare), ma incontrare direttamente le categorie in agitazione, anche andando direttamente sul territorio, anche correndo il rischio di prendersi un pomodoro in faccia. Quanto meno dimostrare di esserci e non di essere un esecutivo astratto troppo lontano dai problemi dei cittadini: quelli che manifestano e quelli che, loro malgrado, ne pagano le conseguenze.
andrea.monticone@cronacaqui.it